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Russia: multe da milioni di euro per le big-tech occidentali

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Il tribunale russo del distretto di Tagansky sanziona 5 big tech occidentali. L’accusa è di non aver rispettato le procedure per la conservazione dei dati degli utenti russi.

Le big tech multate dal tribunale russo sono: Meta, con una multa da 8 milioni di rubli (301mila euro), per “reiterazione del reato”. Per Meta è infatti già la seconda multa, che sussegue quella da 4 milioni, ricevuta nell’agosto del 2021.  WhatsApp, multata per 15 milioni di rubli. Match group, proprietario della app di incontri Tinder, con una multa da 2 milioni di rubli. Snap e Hotels.com, del gruppo Expedia, con una multa per 1 milione di rubli. Infine, Spotify multata per 500mila rubli.

Expedia informa di voler contestare la sentenza. La compagnia, infatti, dichiara la filiale russa già chiusa dall’aprile scorso.

La sentenza del tribunale deriva da una legge approvata nel 2015, la quale definisce l’obbligo per le grandi aziende tecnologiche di conservare i dati degli utenti russi all’interno degli stessi confini. Gorelkin, capo del comitato parlamentare per le politiche sull’informazione, dichiara:” Nel contesto di una guerra di informazione con l’Occidente, siamo convinti che questa legge fosse necessaria. Solo in questo modo possiamo essere sicuri che i servizi di intelligence stranieri e tutta una serie di soggetti fraudolenti non abbiano accesso ai nostri dati“.

Le accuse russe alle big tech occidentali

La Russa giustifica il proprio intervento sanzionatorio, infatti l’autorità di regolamentazione delle comunicazioni, Roskomnadzor, sottolinea come le multe siano la conseguenza della mancata fornitura della documentazione necessaria a confermare che l’archiviazione dei dati degli utenti russi sia avvenuta in territorio russo.

Da sottolineare come ad esclusione di WhatsApp, rimasto attivo anche dopo l’inizio del conflitto con l’ Ucraina, le altre app coinvolte siano state sospese o bloccate in Russia.

Maria Antonietta Ferraro