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Pugno duro contro le fake news digitali: addio alla monetizzazione

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Aggiornato il Codice di condotta sulla disinformazione, accolto da numerose piattaforme digitali, per la lotta alle fake news

Monetizzare con le fake news? Non sarà più possibile. I più popolari social networks, da Facebook a Twitter, passando per Google e TikTok, hanno scelto il pugno duro verso i divulgatori di notizie false che finiscono per inquinare l’informazione.

Non solo: le piattaforme dovranno anche garantire la trasparenza della pubblicità dei politici, responsabilizzare gli utenti e rafforzare la cooperazione con i fact-checker.

C’è questo nel nuovo e ampliato Codice di condotta sulla disinformazione, firmato e presentato il 16 giugno scorso, con sottoscrizione delle principali piattaforme online e non solo.

Pesanti sanzioni in caso di violazione

I firmatari avranno la facoltà di decidere quali impegni sottoscrivere, e dovrà essere loro premura garantirne l’attuazione. Il rischio potrebbe essere quello di incappare in multe in alcuni casi anche salatissime.

Per le piattaforme più grandi si rischierebbe addirittura una sanzione pari al 6% del loro fatturato globale in caso di violazione ripetuta del Codice.

Il Codice rafforzato si basa sul primo Codice di condotta del 2018, che fu il primo strumento di autoregolamentazione al mondo a riunire elementi di questo settore, impegnati insieme nel contrasto alla disinformazione, fenomeno che nel corso del tempo s’è però evoluto.

Il nuovo Codice rafforzato

Il Codice rafforzato prevede ora 44 impegni e 128 misure specifiche nelle seguenti aree:

  • Tagliare i guadagni di chi diffonde fake news: i firmatari si impegnano a rafforzare le misure evitando l’inserimento di pubblicità accanto a notizie false;
  • Trasparenza per la pubblicità politica: i firmatari si impegnano a mettere in atto misure per consentire agli utenti di riconoscere facilmente gli annunci politici attraverso un’etichettatura più efficiente;
  • Attaccare i nuovi comportamenti manipolativi;
  • Stimolare gli utenti: gli utenti dovranno accedere a fonti autorevoli e attraverso iniziative di alfabetizzazione mediatica.

Le restati aree sono invece:

  • Sostenere i ricercatori;
  • Espandere il fact-checking;
  • Creazione di un Centro per la trasparenza e una Task force: la task force permanente manterrà il codice al passo con i tempi e idoneo allo scopo, istituendo un forum;
  • Quadro di monitoraggio rafforzato: entro l’inizio del 2023, i firmatari dovranno fornire alla Commissione europea le prime relazioni sull’attuazione del codice.